1. Quali sono le principali agevolazioni previste per il regime dei "Nuovi Minimi”?

Le principali agevolazioni per quelli che utilizzano il nuovo regime dei minimi sono: esclusione dall’Iva e dall’Irap, disapplicazione degli studi di settore e esonero dalla tenuta delle scritture contabili. Il reddito è sempre determinato secondo il principio di cassa ed è tassato con un’aliquota ridotta pari al 5%.
Vista l’esiguità dell’imposta, i nuovi minimi non subiscono la ritenuta d’acconto, e per questo devono darne esplicita informazione in fattura. Il nuovo regime dei minimi è stato introdotto dall'art . 27 comma 3 del D. 98/2011, ed è anche chiamato “di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità”. Chiarimenti sul nuovo regime dei minimi sono stati forniti dai provvedimenti del Direttore dell'Agenzia  delle Entrate n. 185820 e 185825  del 2011 e dalla Circolare 17/E del 30/5/2012.

2. Qual è il capitale minimo per la costituzione di una srl?

Il legislatore con l’articolo 9, commi 13, 14, 15, 15/bis e 15/ter del D.L. 76/2013, è intervenuto nella disciplina di cui all’articolo 44 del D.L. 22 giugno 2012 n. 83 (conv. con modificazioni nella L. 7 agosto 2012 n. 134) – istitutivo della Società a Responsabilità Limitata con Capitale Ridotto, nonché negli articoli 2463, 2463/bis e 2464 del Codice Civile in tema di capitale minimo, accantonamento alla Riserva Legale e versamento del capitale iniziale. La maggiore novità [4] è costituita dal fatto di poter avere il capitale sociale inferiore ai 10.000 euro e non inferiore a 1 euro.In questo caso:

- non possono essere effettuati conferimenti diversi dal denaro (e quindi non sono possibili i conferimenti in natura);
 - i conferimenti in denaro vanno per intero versati nelle mani di coloro che sono nominati amministratori della società (e di conseguenza non è ammesso il cosiddetto versamento “per centesimi”);
 - una somma pari a un quinto degli utili netti risultanti dal bilancio di ogni esercizio deve essere mandata a formare la riserva legale, e ciò fino a che il patrimonio netto della società non abbia raggiunto la soglia di 10mila euro (dopo di che – se ne ricorrono i presupposti – torna vigente la regola ordinaria, per la quale un ventesimo degli utili netti deve essere destinato, in ogni esercizio, a integrare la riserva legale fino a che essa non abbia raggiunto il quinto del capitale sociale);
 - tale riserva può essere utilizzata solo per imputarla a capitale sociale o per copertura di eventuali perdite; e deve essere sempre reintegrata in tutti i casi in cui risulta diminuita per qualsiasi ragione.

Per tutte le Srl viene infine disposta l’abolizione del versamento in banca del capitale iniziale: i “centesimi” d’ora innanzi si affidano ai neo nominati amministratori.

4. Quando è possibile usufruire dell’IVA agevolata al 4% o dell'IVA agevolata al 10% per i lavori di ristrutturazione edilizia?

Se i lavori edilizi vengono effettuati su edifici in cui la funzione abitativa è quella principale, l’IVA agevolata al 10% si applica nei seguenti casi:

- l’acquisto di materiali (piastrelle, pitture, laterizi, ecc.) per interventi di recupero edilizio, purché la posa in opera sia effettuata dal rivenditore;
- l’acquisto di beni finiti (sanitari, caldaie, termosifoni, ecc.) per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, purché la posa in opera sia effettuata dal rivenditore; - l’acquisto di beni finiti per lavori di ristrutturazione edilizia, ristrutturazione urbanistica, restauro e risanamento conservativo, anche senza posa in opera da parte del rivenditore;
- le prestazioni di servizi eseguiti sulla base di contratti di appalto per interventi di recupero edilizio di qualsiasi tipologia.

L'IVA agevolata è al 4% in tutti i lavori che hanno come obiettivo l’eliminazione delle barriere architettoniche come la messa a norma di un ascensore per consentire l’uso ai disabili o l’installazione di un servo scala o l’abbattimento di gradini per la sostituzione con scivoli. L’aliquota IVA ordinaria al 21%, invece, si applica nei seguenti casi:

- il pagamento degli onorari dei professionisti coinvolti nei lavori (il direttore lavori, il tecnico che redige un ACE, il coordinatore per la sicurezza e qualsiasi altro professionista che presta la propria opera intellettuale a favore del committente).
- l’acquisto di materiali e beni diversi dai beni finiti quando non c’è posa in opera da parte del rivenditore e l’acquisto di beni finiti per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, anche in questo caso quando l’acquisto è diretto da parte del committente presso il negozio o il deposito di materiali edili.

3. Vendita on line: va prevista l'emissione di fattura o l'emissione dello scontrino?

Innanzitutto è necessario distinguere tra l’e-commerce diretto e l'e-commerce indiretto. L’e-commerce diretto si ha quando il prodotto o il servizio è consegnato via internet e non prevede, quindi, una spedizione fisica dell’oggetto:libri e/o musica scaricabili, software, etc... Nel caso di e-commerce diretto va sempre prevista l'emissione della fattura. L’e-commerce indiretto, ovvero le transazioni che avvengono online ma richiedono la spedizione dei prodotti, è riconducibile alle vendite per corrispondenza, in cui il venditore è esonerato dall’emissione delle ricevute fiscali, dall'emissione dello scontrino e dall'emissione delle fatture se non espressamente richiesti dal cliente contestualmente all’acquisto, come previsto nell’articolo 22 del d.P.R. n. 633 del 1972, e nell’articolo 2, lettera oo), del d.P.R. 21 dicembre 1996, n. 696. Tuttavia rimane l’obbligo tracciare le transazioni in un registro dati di tutti gli acquisti/transazioni effettuate (registro corrispettivi – previsto dall’ articolo 24 del d.P.R. n. 633 del 1972).

5. Deducibilità delle perdite su crediti?

L’art. 33, co. 5, D.L. 22.6.2012, n. 83, conv. con modif. dalla L. 7.8.2012, n. 134 modifica la disciplina della deducibilità delle perdite su crediti dal reddito di impresa contenuta nell’art. 101 co. 5 TUIR.
In base al nuovo testo dell’art. 101, gli elementi certi e precisi che consentono la deducibilità delle perdite su crediti sussistono in ogni caso quando il credito sia di modesta entità e sia decorso un periodo di sei mesi dalla scadenza del pagamento.
Il credito si considera di modesta entità quando ammonta ad un importo non superiore ad e 5.000 per le imprese di più rilevante dimensione e non superiore ad e 2.500 per le altre imprese. Gli elementi certi e precisi sussistono, inoltre, quando il diritto alla riscossione del credito è prescritto e quando il debitore è stato assoggettato a procedure concorsuali.
Particolari disposizioni valgono per i crediti vantati nei confronti di debitori sottoposti ad accordi di ristrutturazione del debito e per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali.

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